L’Aquila, l’ ‘affaire’ macerie a 10 giorni dalle elezioni

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foto archivio, dal web

A quasi un anno dal terremoto, a meno di dieci giorni dalle elezioni regionali: in questo arco temporale si colloca il primo intervento del Governo nella rimozione delle macerie dal centro dell’Aquila. Una scadenza non casuale, si mormora.

Per rimuovere quattro milioni di tonnellate di macerie stimate nel cratere non è un caso neanche il luogo da cui parte la missione: piazza Palazzo. La stessa che ha visto il “popolo delle carriole”, per tre domeniche di seguito, spalare e differenziare cumuli di rovine, dimostrando partecipazione alla cosa pubblica e anche positività. “Vengono in piazza per liberare non le macerie, ma le carriole”, ha commentato Giusi Pitari, pro-rettore dell’Università dell’Aquila e promotrice della cosiddetta mobilitazione delle carriole.

Viene in mente un’immagine buffa, quella della prima donna cui viene rubata la scena e che fa di tutto per riprendersela. D’altra parte Bertolaso lo aveva mugugnato giorni fa: “Sbaglia chi pensa che con una carriola si possa portare via tutto”.

Ecco quindi il lampo di genio! Dopo 11 mesi di immobilismo da parte delle istituzioni, il Governo con un tempismo sospetto ha deciso di partire proprio da piazza Palazzo. E, inviati dall’Esecutivo, arrivano proprio lì i Vigili del Fuoco e l’Esercito. All’Aquila ‘’si tratta di circa 10 mila tonnellate di materiali – sostiene il ministro dell’Ambiente Prestigiacomo – che saranno rimosse nell’arco di un paio di settimane. E’ evidente che per non intralciare i lavori e per motivi di sicurezza occorre assicurare il rispetto della chiusura della zona rossa”. A questo punto viene da chiedersi: se bastavano due settimane, perché non cominciare prima come chiesto dai cittadini, e dare il via alla ricostruzione? La stima del sindaco Massimo Cialente per togliere le macerie è però un’altra: “Ci vorrà almeno un mese e mezzo”.

L’allarme di molti cittadini verte però su un’altra questione. Come viene effettuata la raccolta delle macerie? Almeno in questa prima giornata di ruspe al lavoro pare sia stata un po’ troppo “indifferenziata”.

Le macerie, ha detto giorni fa Prestigiacomo, “tra pochi mesi saranno un ricordo”. E invece no, caro ministro: le macerie non devono essere un “ricordo”. Devono essere la memoria storica di quei palazzi e di quelle strade, dell’Aquila e dei borghi. Una cosa ben diversa. E non soltanto da un punto di vista affettivo ma da un punto di vista economico, architettonico, ambientale. Le macerie servono per ripartire davvero, non come negli spot. Sono il perno della ricostruzione e un’occasione unica per dare occupazione nell’Aquilano ad una parte delle 17 mila persone in disoccupazione, mobilità o cassintegrazione.

Selezione sul posto e recupero delle cave. Come spiega l’architetto aquilano Antonio Perrotti, la prima differenziazione delle macerie va fatta in loco, selezionando nei centri storici terremotati le pietre, i coppi, i materiali di pregio di cui L’Aquila e i borghi sono ricchi. E portando nelle cave dismesse della Provincia i materiali che non servono alla ricostruzione  ma che possono servire per curare gli squarci aperti dai cavatori nelle montagne dell’Aquilano, avviando nello stesso tempo un recupero ambientale. Perrotti spiega perché è indispensabile la selezione in loco: le pietre appartengono alla storia di un palazzo, non si può pensare di portarle nei siti di stoccaggio dove magari si perdono o, peggio, rischiano di essere vendute a vantaggio dello sciacallo di turno. E’ assurdo mandare tutto nei siti o nelle cave quando si può riciclare. Perché mai si dovrebbero ricomprare pietre, tegole e coppi se si possono riutilizzare nella ricostruzione?

La proposta vincente: cooperativa di disoccupati per riciclare le macerie. Visto che il terremoto ha inferto un colpo mortale all’agonizzante crisi occupazionale dell’Aquilano, l’architetto Perrotti ha proposto la costituzione di una cooperativa di disoccupati che affianchi i Vigili del Fuoco e l’Esercito nella selezione delle macerie, nel riciclo, nel recupero, nel controllo delle procedure. Affinché gli aquilani non subiscano l’ennesimo scippo, come quello delle imprese venute a lavorare da tutta Italia per il progetto C.A.S.E. mentre la manodopera locale restava esclusa e l’economia si avviava al collasso. Finora però il presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi ha detto che gli aquilani lavoreranno le macerie “solo se servirà”.

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