Lili, 9 anni, origine cinese: in Italia ci son due re, Berlusconi e il Papa

'Italiani, per esempio' di Giuseppe Caliceti (Feltrinelli)

'Italiani, per esempio' di Giuseppe Caliceti (Feltrinelli)

di Adam

“In Italia ci sono due re, un re è Berlusconi l’altro re è il Papa. Berlusconi comanda l’Italia, il Papa comanda gli italiani”. E’ questa la visione che ha dell’Italia una ragazzina di origine cinese, Lili, 9 anni di età: la voce dell’innocenza, verrebbe da dire con il commento più banale. Quello di questa bimba è solo uno delle centinaia di pensieri scritti che il maestro elementare Giuseppe Caliceti, di Reggio Emilia, ha raccolto fra i piccoli figli di immigrati in un suo libro appena pubblicato (“Italiani, per esempio” – Feltrinelli, 240 pagine, 14 euro).

E’ un’antologia di impressioni e di testimonianze che la dicono lunga su come l’Italia e gli italiani sono visti dai lavoratori stranieri, sia pure attraverso gli occhi dei loro figli. Ne riportiamo qui di seguito alcune tra le più significative o anche divertenti.

Ecco cosa succede a Vera, 9 anni, di origine albanese: “Oggi Carlo ha scritto ‘ti odio!’ sul mio astuccio, io però non sono né offesa né felice perché ci sono abituata”. Da parte sua Omar, 9 anni, di origine marocchina, parla del colore della pelle: “Io non ho la pelle bianca, è vero, ma non ho neanche la pelle nera, perché la mia pelle è marroncina. I negri hanno la pelle nera e io non sono negro, sono arabo. Il colore della mia pelle è diverso da loro e un po’ diverso anche dagli italiani. Secondo me se il colore era nero per me era peggio”.

Anche Ines, 9 anni, di origine dominicana si sofferma sul colore della pelle e scrive: “Un bambino pensa che io ho la pelle così perché mi sono colorata con un pennarello, e se io lavo bene la mia faccia dopo divento bianca. Ma alla fine fanno tutti le domande. Dicono: ‘Perché non ti scancelli?’. Dicono: ‘Di che colore è il tuo sangue?’. Dicono: ‘Ma tu fai la cacca nera?’. Dicono così perché sono piccoli, non sono cattivi. Loro appena vedono la pelle un po’ nera pensano che tutto è nero, ma non è così. Io non mi arrabbio, perché a loro la maestra deve ancora insegnare tutto, sono troppo piccoli. Poi io non ho mai visto una cacca bianca, nessuno la vede, non esiste!”.

Una considerazione abbastanza complessa, sul ruolo di Bossi e della Lega, la fa Naima, ragazzina undicenne di origine marocchina: “Loro – scrive – sono persone italiane e il capo è un italiano. Lui alla tv parla un po’ male perché è malato, ha la faccia storta. Loro vogliono mandare via dall’Italia tutti gli uomini, le donne e i bambini non italiani. Oppure anche quelli come me che sono nata in Italia ma i miei genitori e i miei fratelli e sorelle grandi no. Loro sono contro tutti tranne loro. Loro si chiamano Lega Nord e sono contro il Sud, l’Ovest e l’Est”.

La stessa Naima, evidentemente musulmana, scrive poi di religione: “Mia mamma qualche volta dice che a scuola io e i miei fratelli e le mie sorelle non dobbiamo mai parlare della nostra religione, allora una volta io avevo chiesto a lei perché e lei ha detto che è meglio di no perché gli italiani non capiscono la nostra religione”. Un’altra bimba marocchina che si chiama anche lei Naima, ma ha solo 7 anni, parla del crocifisso e scrive: “A me se c’è questa croce e basta non dà fastidio, se però c’è attaccato il morto mi sembra un po’ brutto perché mentre mangi vedi sempre questo Dio che muore e per me non è una cosa bella”.

Ed ecco cosa sostiene Dinkar, undicenne, la cui famiglia proviene dallo Sri Lanka: “Certe volte degli italiani, non dico tutti, sono un pochino arroganti. Cioè si sentono superiori, vogliono avere sempre ragione, si sentono i padroni del mondo solo perché i loro parenti sono italiani”. Anche il piccolo dominicano Jo, di 10 anni, ha subito gesti arroganti e racconta: “Una cosa che mi dà fastidio di alcuni compagni di classe italiani è questa: se loro mi regalano una palla e dopo un giorno dicono che non mi hanno regalato una palla e la riprendono. E dicono che io non ho capito bene. Ma io ho capito benissimo”.

Molto frequenti, purtroppo, i problemi di identità. Vera, 11 anni, di origine albanese scrive: “Io sono nata in Italia, a Montecchio, però mia mamma e mio papà sono albanesi e anche io allora sono albanese. Io ho fatto l’asilo qui, la scuola qui. Io vorrei chiedere al maestro due cose. La prima cosa è questa: io sono italiana o albanese o tutt’e due? La seconda: ma io sono immigrata o no?”. Stesso problema per la tunisina Zahira, di 11 anni: “Io ho i miei genitori che sono nati in Tunisia – scrive – e io sono nata però in Italia, allora quale è la mia patria? Sempre l’Italia oppure la Tunisia anche per me? Oppure tutte e due? Oppure nessuna patria?”.

La situazione appare pesante per Sheela, 9 anni, che proviene dallo Sri Lanka: “I bambini – scrive infatti – non sono migrati in Italia, sono portati, perché li portano i loro genitori. Se era per me io qui non ci venivo”. Molto pratico e concreto Damian, romeno di 10 anni: “Certe volte io non capisco bene quella gente che dice tu sei albanese, tu sei indiano, tu sei italiano, tu sei rumeno. Cosa vuol dire? Io adesso sono qui, in Italia”. E poi aggiunge: “Secondo me i bambini, se non sapevano che erano nati tutti in paesi diversi, era più facile andare d’accordo. Anche da grandi”.

E per chiudere alcune considerazioni sul razzismo. Secondo Nabil , ragazzino di 9 anni del Marocco, “i razzisti sono persone che non vogliono bene alle persone che vengono in Italia e non sono nate in Italia e allora gli dicono: ‘Torna a casa!’; poi loro si credono più intelligenti ma non è vero”. E ancora il romeno Damian: “In alcuni paesi dell’Italia secondo me ci sono le strade un po’ sporche, poi c’è anche un po’ di razzismo: lo sporco nei paesi più poveri, il razzismo nei paesi più ricchi”. Molto sensato e profondo ciò che scrive Genti, piccolo albanese di soli 8 anni: “In Italia ci sono uomini che odiano tutti gli altri uomini e donne e bambini venuti da fuori, ma soprattutto gli albanesi perché dicono che noi siamo ladri. Loro dicono così perché noi siamo più poveri. E uno ricco ha sempre paura di un povero, ha paura di essere rubato. Però non tutti i poveri e gli albanesi sono ladri, dico io. Altrimenti quanti ladri ci sono?”.

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