Permesso di soggiorno in Italia, critiche esclusivamente ideologiche

Lavoratori extracomunitari. Foto dal web

Lavoratori extracomunitari. Foto dal web

di Adam

I ministri Maroni e Sacconi hanno messo a punto quello che i mass media italiani già etichettano come il “permesso di soggiorno a punti” per gli immigrati. E subito si sono scatenate le polemiche e le accuse, forse non troppo fondate stavolta visto che si tratta di un tentativo per rendere gli ingressi più regolari e motivati, testando la reale volontà di una qualche integrazione da parte degli stranieri extracomunitari.

A questi ultimi si richiede una sufficiente capacità di dialogare in italiano (22 punti), una conoscenza sia pur generica delle strutture istituzionali e sociali del nostro Paese quali Costituzione, Parlamento, Presidenza della Repubblica, sanità, scuola, fisco, previdenza (20 punti ), l’obbligo di far studiare i figli (5 punti per ogni anno frequentato). Il punteggio minimo per ottenere il permesso è complessivamente di 30, nell’arco di due anni estensibili a tre in determinate  condizioni.

Il fatto che la proposta venga da un ministro leghista ha generato automaticamente in molti connazionali il sospetto di occulti fini xenofobi o addirittura razzisti. Ma questa volta non si tratta della solita uscita provocatoria alla Calderoli: a un primo esame sembrano infatti procedure e garanzie minime basate sul normale buon senso di un padre di famiglia. Un padre forse un po’ troppo pignolo e severo, ma nulla di più.  Nel nostro Paese, peraltro, il metodo dei “crediti” da sommare per raggiungere un obiettivo è già usato nei settori più vari, compresa l’Università, e nessuno ha mai gridato allo scandalo.

Anche questa volta, però, l’opposizione ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza, sul piano progettuale, e tutti i suoi condizionamenti ideologici nel valutare la realtà italiana. Secondo la responsabile immigrazione del PD, la cattolica Livia Turco, il permesso di soggiorno a punti rappresenterà infatti “una sorta di forche caudine che ostacoleranno l’immigrazione e favoriranno l’irregolarità”. E ciò perché “l’Italia non è il Canada” visto che nel nostro Paese “per ottenere il permesso di soggiorno, occorre aspettare più di un anno”. Come dire che è inutile introdurre delle regole, tanto la baracca statale italiana non funziona e non funzionerà mai. Un vero e proprio conato di disfattismo, che sembra avere le sue ragioni nella voglia matta di lisciare il pelo alle alte gerarchie della Chiesa Cattolica. Non a caso, infatti, al richiamo della foresta di Livia Turco ha fatto eco il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio  Carlo Giovanardi (anch’egli cattolico a 24 carati) il quale, nel suo contorto italiano da ex chierichetto,  giudica “discutibile l’idea di mettere in moto un meccanismo di valutazione, inevitabilmente discrezionale, che, da un lato, impegnerebbe le strutture amministrative dello Stato, dall’altro, costringerebbe milioni di lavoratori extracomunitari, comprese colf e badanti, a un ulteriore, gravoso impedimento”. Ma allora, viene da chiedersi, che ci stanno a fare le strutture amministrative? Anzi, che ci sta a fare lo Stato?

Dai banchi dell’opposizione (si fa per dire!) ha dato immediatamente ragione a Giovanardi il capogruppo del PD alla Camera, Gian Claudio Bressa, secondo il quale “essere straniero in Italia vuol dire essere soggetto a una scandalosa lotteria sociale i cui giudici imbrogliano in partenza”.  Non ci si sorprende mai abbastanza di fronte a una tale mancanza di senso dello Stato da parte di esponenti delle nostre Istituzioni!

Tutti i critici, però, hanno dimenticato di notare che i crediti che verranno acquisiti dagli immigrati per il permesso di soggiorno “a punti” – dimostrando la loro reale volontà di integrarsi – potrebbero rappresentare un primo passo concreto per reclamare con maggiore velocità la concessione a tempo debito della cittadinanza italiana.

Tags: , , , , , , , , , , , ,

1 Comment

Trackbacks

  1. Notizie dai blog su Permesso di soggiorno a punti, le critiche di Zagbla

Lascia un commento

Nota bene: i commenti sono soggetti ad approvazione e potrebbero quindi essere pubblicati in ritardo.