Nuove centrali nucleari, Governo contro Regioni

Una mappa di possibili siti nucleari. Foto dal web
Nucleare, avanti tutta. Il Governo ha deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata, regioni che hanno deciso di vietare l’installazione di impianti nucleari nei loro territori. La decisione è stata presa su proposta del ministro Claudio Scajola (Sviluppo Economico) d’intesa con il ministro Raffaele Fitto (Affari Regionali).
“Un atto fascista e fuori dalla democrazia”, denuncia il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli. “E’ sempre più evidente la volontà di mettere i cittadini italiani davanti al fatto compiuto rispetto alle centrali nucleari, imponendole con l’esercito ed ignorando la democrazia e le scelte delle regioni”.
Le associazioni ambientaliste, tra queste il Wwf, parlano di ritorsione inutile e dannosa. Nei provvedimenti fin qui presi dal Governo è stato gravemente leso il ruolo delle Regioni stabilito dalla Costituzione – che in materia di energia affida ad esse potere concorrente – facendo in modo che la potestà sul proprio territorio diventi non vincolante. Questo ha provocato il ricorso da parte della stragrande maggioranza delle Regioni interessate. Il Wwf rileva inoltre che anche regioni attualmente governate dal centrodestra, i cui atti non sono stati impugnati, hanno previsto il bando del nucleare dal proprio territorio.
I POSSIBILI SITI PER LE CENTRALI – Saranno quattro le centrali nucleari previste per la prima fase del ritorno all’atomo. Da Enel e Ministero dello Sviluppo Economico, sui siti candidati, non arriva nulla di ufficiale ma diversi centri di ricerca e associazioni hanno elaborato studi con almeno una decina di possibili localizzazioni.
I criteri per la scelta sono: scarsa sismicità e basso rischio idrogeologico, abbondanza di acqua nelle vicinanze della centrale (mare o fiumi), scarsa densità di popolazione. Il reattore che sbarcherà in Italia con la joint venture tra Enel e Edf si chiama European Pressurized Reactor (EPR) ed è di tecnologia francese: richiede zone poco sismiche, in prossimità di grandi bacini d’acqua senza però il pericolo di inondazioni e, preferibilmente, la lontananza da zone densamente popolate.
Secondo il decreto legislativo varato dal governo, i siti che decideranno di ospitare le centrali potranno ottenere bonus sostanziosi, intorno ai 10 milioni di euro l’anno (in soldoni, verranno “comprati”) destinati sia agli enti locali sia a coloro che abitano quelle zone. Fra i nomi che ritornano, ci sono quelli già scelti per i precedenti impianti poi chiusi in seguito al referendum del 1987: Caorso, nel Piacentino, e Trino Vercellese, entrambi collocati nella Pianura Padana.
Poi anche Montalto di Castro, in provincia di Viterbo. Secondo altri, fra cui Verdi e Legambiente, il quarto candidato ideale è Termoli (Campobasso) mentre in altre circostanze si è fatto il nome di Porto Tolle, a Rovigo, dove c’è già una centrale a olio combustibile in processo di conversione a carbone pulito. Gli altri nomi che ricorrono più spesso sono Monfalcone (in provincia di Gorizia) Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento), Oristano e Chioggia (Venezia).
