L’Aquila, patate turchesi nel villaggio ‘eco’ di Pescomaggiore

Le patate turchesi

Le patate turchesi

Si chiama ‘turchesa’ per il suo colore caratteristico, è una patata ricca di antiossidanti ed era una coltura tipica dell’Abruzzo in via di estinzione di cui il Parco del Gran Sasso ha avviato il recupero: tra i progetti dell’ecovillaggio autocostruito (EVA) che sta nascendo a Pescomaggiore (Aq) dopo il terremoto del 6 aprile c’è la coltivazione di questa straordinaria varietà di tubero autoctono.

“L’avevano snobbata – racconta il Comitato per la Rinascita di Pescomaggiore -, scacciata in fondo ai campi e dimenticata fino a farla quasi estinguere. Eppure la sua buccia, come tutte le cose viola e blu, è ricca di antiossidanti e ha quindi proprietà anticancro“.

Le caratteristiche della patata sono riconducibili alla combinazione delle condizioni ambientali unite alla specificità del genotipo. Il tubero si caratterizza principalmente per la buccia di colore viola intenso contenente una notevole quantità di sostanze antiossidanti, paragonabili a quelle del cavolo, e per la pasta bianca.  La patata turchesa presenta un elevato contenuto di sostanza secca, consistenza e granulosità media che la rendono adatta a diversi usi e cotture. La coltura viene seminata a maggio e raccolta a ottobre.

Come veniva cucinata? “Sotto la cenere e poi mangiata con la buccia ed il sapore è straordinario. A salvare il tubero ci ha pensato il Parco Nazionale del Gran Sasso. Il primo passo è stato recuperare gli ultimi 33 tuberi, in due orticelli a Isola del Gran Sasso e San Giorgio. A quel punto è stato avviata la moltiplicazione in vitro e due anni dopo i 33 tuberi hanno restituito 10.000 mini-patate con cui il Parco nel 2005 ha avviato la coltivazione in due campi, a Barisciano e Assergi. A questo punto la semina prodotta è stata affidata a circa sessanta piccoli agricoltori ‘custodi’. Tra questi ci saremo anche noi del villaggio di Pescomaggiore”.

La coltivazione della patata turchesa è solo uno dei progetti di EVA, l’Ecovillaggio Autocostruito di Pescomaggiore che abbiamo descritto in un precedente articolo definendolo uno dei pochi esempi “illuminati” del post-terremoto dell’Aquila. Infatti la rinascita di Pescomaggiore non si fermerà alla costruzione di case (davvero) ecologiche, autocostruite e sostenibili, realizzate con materiali a filiera corta. L’idea entusiasmante è la ricostruzione, dal basso ovvero da cittadini interessati al progetto e da volontari, di un territorio semispopolato e di un tessuto sociale. Non solo. E’ necessaria, attraverso il recupero di antiche tradizioni contadine, pastorali e artigiane che altrimenti scomparirebbero, la creazione di “un’economia di prossimità e di una comunità di persone che non saranno sfollati in moduli provvisori in perpetuo bisogno di assistenza o costretti ad emigrare per mancanza di lavoro, fatto che qui a L’Aquila sta diventando un dramma”.

EVA non ha aiuti ‘istituzionali’ e per andare avanti si basa sull’autofinanziamento e sulle donazioni. Rinnoviamo l’appello a contribuire alla rinascita del borgo.

PER IL SOSTEGNO ECONOMICO al progetto EVA ecco le coordinate bancarie
Codice IBAN: IT 87 S 057481 54041 00000008397
BIC: IBSPIT3P
COMITATO PER LA RINASCITA DI PESCOMAGGIORE – CAUSALE: ECOVILLAGGIO

Per informazioni http://eva.pescomaggiore.org/

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2 Comments

  1. meraviglioso!!

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  1. Luoghi di pensieri sciolti

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