Clima: verso Copenaghen tra scoramento e speranza

Foto Epa, dal web
Di Adam
I colloqui tra il presidente Obama e il leader cinese Hu Jintao hanno riacceso il riflettori sul prossimo vertice mondiale di Copenaghen (dal 7 al 18 dicembre, sui cambiamenti climatici) provocando una serie di impressioni e di sentimenti contraddittori. I primissimi segnali, delle intese fra i due capi di stato, avevano indotto al pessimismo e alla constatazione che l’Europa – assente dal summit dei Paesi dell’Asia-Pacifico – avesse subìto un’umiliazione da questo G2 di fatto, USA-Cina, che era apparso deciso a rinviare ogni impegno concreto. In successive comunicazioni congiunte alla stampa, però, Obama e Hu Jintao hanno precisato meglio le posizioni emerse nei loro colloqui, essendosi forse resi conto che tutti gli altri interlocutori a livello planetario si sarebbero sentiti “esclusi” da decisioni tanto importanti.
I due leader hanno perciò dichiarato che intendono scongiurare un fallimento della conferenza di Copenaghen sul clima. E il presidente USA ha detto testualmente: “Senza gli sforzi congiunti di Stati Uniti e Cina, i due maggiori consumatori e produttori di energia, non può essere raggiunta una soluzione al problema del riscaldamento del pianeta. A Copenaghen non vogliamo un’intesa parziale o una semplice dichiarazione politica ma piuttosto un accordo che abbracci tutti i punti del negoziato e possa avere effetti immediati”. Ed è bene ricordare a questo punto che – in fatto di emissioni nocive responsabili del surriscaldamento terrestre – Usa e Cina producono oltre il 40% dell’anidride carbonica planetaria, mentre l’Europa causa appena la metà dei gas serra prodotti dai cinesi.
In definitiva, i due presidenti hanno detto di aver convenuto sulla necessità di “agire per una riduzione significativa delle emissioni di gas serra e per rispettare questi impegni”. Tali le dichiarazioni ufficiali, dunque, autorizzano una moderata speranza pur sapendo che il presidente Obama è condizionato da pesanti vincoli di politica interna nel suo Paese e che la Cina ha finora opposto resistenza, chiedendo all’Occidente di assumersi un maggior carico nella difesa del clima ( perché a suo parere è dell’Occidente la “responsabilità storica” dell’attuale livello di inquinamento terrestre).
Ma i tempi stringono, per questo innumerevoli istituzioni scientifiche e associazioni ambientaliste parlano senza mezzi termini di Copenaghen come l’”ultima chiamata” per il clima, visto che tutti i dati dimostrano un superamento in peggio delle più pessimistiche previsioni. A quanto pare, infatti, negli ultimi due anni le ricerche e le osservazioni sul campo hanno riscontrato una netta accelerazione dei fenomeni negativi causati dal surriscaldamento globale. Ciò significa che i limiti di guardia stanno per essere superati e che – come prevede l’ONU – centinaia di milioni di persone potrebbero essere costretti ad abbandonare la loro terra d’origine nei prossimi anni, per l’innalzamento del livello del mare e per la desertificazione (o l’invivibilità dovuta al clima) di vastissime regioni del pianeta. Con buona pace di chi, aggrappandosi alla vuota ideologia e rifiutando il buon senso, continua a proclamare che “esistono le risorse per sfamare miliardi di nuovi nati nel mondo”.
