Le navi dei veleni: in soli cinque anni più di 630 affondamenti
Una cifra da fare tremare i polsi. Secondo Legambiente sarebbero 637 le cosiddette ‘navi a perdere’, affondate nel Mediterraneo, in soli cinque anni, per fare smaltire rifiuti tossici. Lo ha detto Antonio Pergolizzi, coordinatore dell’osservatorio Ambiente e legalità dell’associazione ambientalista intervenendo al Forum nazionale contro la mafia che si è concluso a Firenze.
Il dato emerge da un rapporto della Direzione investigativa antimafia di Roma del 2001. Nell’elenco è compresa la nave Rigel partita il 21 settembre 1987 dal porto della Spezia e affondata a 50 chilometri a sud di Reggio Calabria, davanti a Capo Spartivento. Per quell’affondamento, il tribunale della Spezia pronunciò sentenza di condanna per naufragio doloso, confermata in appello nel 1999 e resa definitiva nel 2001.
LA MARINA SAPEVA, DA 3 ANNI DIVIETO DI PESCA A CETRARO – Secondo il Manifesto, al largo di Cetraro (Cosenza), dove è stato ritrovato il relitto di una nave con sospetti rifiuti radioattivi, dal 2007 la Capitaneria di porto aveva vietato la pesca a strascico perché la zona era risultata contaminata “da metalli pesanti: arsenico, cobalto, alluminio e cromo. Sostanze che qualcuno ha gettato in mare”. Secondo il Manifesto un’ordinanza della Capitaneria di porto di Cetraro, la 3/2007, indica due quadrilateri, vietando la pesca a strascico. “La Marina militare, dunque, sapeva dell’esistenza di rifiuti tossici al largo di Cetraro da almeno tre anni”.
ALTRO RELITTO NEL VIBONESE – Il relitto di un’altra nave sarebbe stato individuato a poche miglia dal litorale vibonese. Sugli accertamenti viene mantenuto il massimo riserbo. Il relitto potrebbe essere quello della nave Mikigan, afferma Legambiente sulla base “della cartina della Oceanic Disposal Management Inc. (società creata dall’imprenditore Giorgio Comerio, per l’affondamento programmato di scorie radioattive nei fondali), agli atti della commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti”. La Mikigan era la nave affondata il 31 ottobre 1986 nel Tirreno calabrese con il suo carico misterioso, sicuramente protetto da granulato di marmo (materiale utilizzato per schermare materiali altamente radioattivi), dopo essere partita dal porto di Massa Carrara, altro porto spesso citato nelle indagini sulle navi fantasma e luogo dal quale partì anche la Rigel.
ANCORA ATTESA PER LA VERIFICA DEI FUSTI E LA BONIFICA – “Purtroppo però – ha aggiunto Nuccio Barillà, di Legambiente Calabria – è sotto gli occhi di tutti la totale inerzia delle istituzioni. Ad un mese dall’avvistamento del relitto a largo di Cetraro, che si sospetta essere la Cunsky, nessuna operazione concreta è stata avviata per il recupero e la verifica dei contenuti. Non si è mai avuto notizia dell’arrivo della nave della Saipem (gruppo Eni) che secondo il ministro Prestigiacomo sarebbe partita da Cipro il 7 ottobre per verificare la situazione del relitto, mentre l’Astrea, altra nave mandata dal ministero per le prime operazioni di monitoraggio, sarebbe ferma al largo di Maratea in attesa di autorizzazioni proprio da parte dello stesso ministero”.
Secondo l’Eni, citata dal Manifesto, anche la partenza della Saipem non è ancora avvenuta in attesa delle autorizzazioni “del ministero e della Dda di Catanzaro”, che indaga sulla vicenda.

Mi domando se il pesce del Mediterraneo si può ancora usare per l’alimentazione?
Si fanno controlli sui livelli di contaminazione dei pesci immessi in commercio nei paesi bagnati dal Mediterraneo?